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Mercoledì 02 Settembre 2009 18:17

Tradizionalmente gli individui vengono definiti uomini o donne sulla base delle loro differenze biologiche: nel sentire comune, infatti, questa definizione non è problematica perché è iscritta nel corpo.

Gli studi ormai propongono invece una distinzione, sul piano teorico-concettuale, tra due aspetti che non sempre coincidono:

  • - il sesso (sex), che costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio/femmina a partire dalla differenza corporea;
  • - il genere (gender), che è una costruzione sociale e culturale con implicazioni fortemente psicologiche, è la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti e significati che danno un senso sociale e psicologico alla differenza corporea e quindi all'idea di essere maschili o femminili, maschi o femmine, uomini o donne.

Il genere è un prodotto della cultura umana e il frutto di un persistente rinforzo sociale e culturale: viene creato quotidianamente attraverso una serie di interazioni, pratiche, discorsi che tendono a definire e a riprodurre le differenze tra uomini e donne. A livello sociale è necessario testimoniare continuamente la propria appartenenza di genere attraverso il comportamento, il linguaggio, il ruolo sociale. Si parla a questo proposito di ruoli o di pratiche di genere.

L'identità di genere è invece il senso soggettivo di appartenere ad una delle due categorie.

In sostanza uomini e donne, maschili e femminili, si diventa: il sesso anatomico/biologico è solo uno degli elementi, per quanto possa essere considerato il principale, che entrano a far parte di questo processo di costruzione di genere.

Il rapporto tra sesso e genere varia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici, delle culture di appartenenza. I concetti di maschilità e femminilità sono concetti dinamici che devono essere storicizzati e contestualizzati: ogni società definisce quali valori e caratteristiche attribuire alle differenze di genere, in cosa consiste essere uomo o donna o altro. Maschilità e femminilità sono quindi concetti relativi.

Secondo la queer theory e l'elaborazione che ne fa Judith Butler, non può nemmeno ritenersi che esista veramente un dato materiale (il sesso) accessibile alla nostra comprensione prima ancora della sua interpretazione culturale e storica: il genere, per Butler, "è un'imitazione di cui non esiste l'originale". In altre parole, la differenza che ci sembra così "naturale" tra maschio e femmina non può che essere vista con gli occhi storici, sociali e culturali del genere perchè è frutto di continue performance di genere, come in uno spettacolo a ripetizione continua.

 

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